Il programma antartico italiano si chiama Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA).

Ad oggi, l’Italia ha condotto 32 spedizioni in Antartide, che comprendono attività di natura logistica e scientifica, svolte attraverso operazioni sia in mare che su terra.

Il PNRA è diretto dal Ministro dell’Educazione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) attraverso tre organismi nazionali: la Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide (CSNA) per strategie e obiettivi di lungo termine; il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per il coordinamento delle ricerche scientifiche; l’Agenzia nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile (ENEA) per l’implementazione delle spedizioni in Antartide, l’organizzazione degli aspetti logistici e la manutenzione delle due stazioni antartiche, l’italiana Mario Zucchelli e l’italo-francese Concordia, attraverso la sua Unità Tecnica Antartide (ENEA-UTA).

Ogni anno il MIUR stabilise un budget per il PNRA, prepara e approva il Programma Esecutivo Annuale (PEA), coadiuvato dal CNR e l’ENEA, eseguendo le guide linea dettate dal CSNA. Il PEA contiene tutte le azioni da mettere in atto per la spedizione corrente e per l’attuazione dei progetti di ricerca approvati.

I progetti di ricerca portati avanti alla stazione internazionale sono selezionati da un Comitato di direzione italo-francese del Progetto Concordia.

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LA STORIA

Giacomo Bove, ufficiale della Regia Marina Italiana, progettò nel 1880, assieme al politico e geografo Cristoforo Negri, la prima spedizione italiana in Antartide. Il progetto prevedeva il transito dal mare di Weddel al mare di Ross attraverso un presunto passaggio marino, due svernamenti sul continente e un denso programma di ricerche scientifiche. Le Istituzioni italiane non sostennero l’impresa.

Durante l’Anno Geofisico Internazionale del 1957 – 1958, dodici Nazioni (Gran Bretagna, Stati Uniti, Argentina, Unione Sovietica, Nuova Zelanda, Australia, Cile, Francia, Sud Africa, Norvegia, Giappone e Belgio) intrapresero un intenso programma di ricerche scientifiche in Antartide dando inizio alla moderna esplorazione del continente. L’alpinista e geologo italiano prof. Ardito Desio (1897-2001, al centro nella figura), reduce dalla conquista del K2 nel 1954, pianificò una spedizione italiana che avrebbe dovuto attraversare l’Antartide. La spedizione trans-antartica fu però realizzata da Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica fra il 1955 ed il 1958. Desio ritentò più tardi nel 1961, puntando ad una spedizione più ridotta, ma anche questo tentativo fallì. Tuttavia, fra il novembre e dicembre 1962, Desio visitò alcune stazioni USA dell’Antartide e fu il primo italiano a raggiungere il Polo Sud.

La prima spedizione scientifica italiana si svolse nella Terra Vittoria nell’estate australe 1968-69 su iniziativa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del Club Alpino Italiano (CAI), con il supporto logistico della Nuova Zelanda. Successivamente il CNR, organizzò altre due spedizioni a scopo strettamente scientifico, anche queste in Terra Vittoria, nel 1973- 74 e nel 1976-77.

Nel 1981 l’Italia ratifica il Trattato Antartico e l’anno successivo il CNR formula il primo Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), la cui attuazione è affidata alle forze armate. Dal 1981 fino all’istituzione del PNRA, avvenuta nel 1984, vengono svolte sotto l’egida del Ministero degli Esteri missioni in Antartide e ricognizioni dei programmi antartici di vari Paesi, assistiti dalle rappresentanze diplomatiche nazionali.

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LA BASE

La stazione italiana Baia Terra Nova (BTN), ora Mario Zucchelli (MZS), nasce con la 2a spedizione del Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA) sulla costa della Terra Vittoria (Mare di Ross) nel 1986-87. La 1a spedizione era avvenuta nel 1985-86. Il sito prescelto, già ispezionato nella precedente spedizione, è Baia Terra Nova. La base è dedicata all’Ing. Mario Zucchelli, pioniere della ricerca antartica ed ex-direttore del PNRA, al quale si deve un’intensificazione delle collaborazioni scientifiche internazionali a partire dagli anni ’90.

Da allora MZS opera annualmente durante l’estate australe, (apertura fine ottobre – chiusura inizio febbraio).

Dal 1986 MZS vede progressivi ampliamenti: nel 1988 gli uffici e la sala meteo (2° piano); nel 1989 il molo di accesso al mare con gru; nel 1990 due hangar di deposito mezzi e materiali, l’osservatorio astrofisico OASI e l’unità autoalimentata di acquisizione dati PAT (12 mesi l’anno); nel 1991 il 3° piano con torre di controllo delle operazioni.

Attualmente la stazione può ospitare in estate circa 80 persone. Mette a disposizione spazi coperti per circa 7.000 m2. I servizi includono laboratori, sala calcolo, officine, locali mensa e tempo libero, infermeria e pronto soccorso, grandi serbatoi di kerosene (1.800 m3), molo con gru per scarico e carico merci e natanti. Gli impianti tecnici includono una centrale elettrica con 4 generatori diesel (880kW), un dissalatore, un inceneritore ed un depuratore di acque reflue. Presso la Base sono disponibili circa 50 macchine operatrici, tra le quali 9 fuoristrada pick-up, un’ambulanza 4×4 completamente attrezzata, mezzi antincendio aeroportuali e vari battelli.

L’intera stazione è cablata per funzionare in telefonia VOIP anche verso il mondo esterno. Una parabola ricetrasmittente di 4 metri di diametro permette un link satellitare h24 con banda internet da 512kbps.

Inoltre, tre piattaforme attrezzate permettono le operazioni degli elicotteri, mentre stagionalmente di fronte alla Base viene realizzata una pista su ghiaccio marino di oltre 3000 mt. di lunghezza per gli aerei del PNRA.

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LA RICERCA

Il Programma Nazionale Ricerche in Antartide (PNRA) copre diversi ambiti: Geologia, Paleoclima, Cambiamenti globali, Biologia e adattamento, lo Spazio visto dall’Antartide.

1) La Geologia. Le intrusioni e le colate di magmi di circa 180160 milioni di anni lungo la catena Transantartica testimoniano gli inizi della frammentazione del supercontinente Gondwana, al cui centro si trovava l’Antartide, che hanno portato al suo isolamento e glaciazione. La scoperta di eclogiti, antiche rocce emerse, permette di ritravviare la complessa storia evolutiva di questo continente.

2) Il Paleoclima.  Il ghiaccio e i sedimenti marini conservano la memoria delle caratteristiche dell’atmosfera in epoce passate e possono essere prelevati ed analizzato mediante perforazioni profonde, permettendo di leggere la storia del nostro pianeta e aiutarci a chiarire le conseguenze dei cambiamenti climatici su scala globale.

3) I Cambiamenti globali. Le aree polari sono sensori, generatori e vittime di cambiamenti che hanno una influenza determinante sul pianeta, come il “buco” dell’ozono stratosferico, l’innalzamento del livello marino e il livello di contaminazione chimico-ambientale del Pianeta. In particolare, i cambiamenti nell’ Oceano Antartico e nel Mare di Ross agiscono direttamente sul clima globale attraverso la circolazione atmosferica e la formazione e la fusione del ghiaccio marino.

4) Biodiversità e adattamento. Nei fondali marini vive il benthos che costituisce la quota maggiore delle circa 8000 specie marine che popolano l’Oceano Antartico. L’ecosistema dei fondali marini e le capacità di sopravvivenza dei pesci e degli altri abitanti dell’Oceano antartico potrebbero avere (o aver avuto) analogie sul pianeta Marte o sotto la superficie ghiacciata delle lune di Giove.

5) Lo Spazio visto dall’Antartide. Grazie alle sue caratteristiche di trasparenza e stabilità atmosferica l’Antartide è un luogo privilegiato per osservare lo spazio e prevedere le tempeste magnetiche generate dal vento solare e prevenire i danni che queste possono causare ai satelliti in orbita intorno alla Terra e alle linee elettriche ed telecomunicazioni.

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