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L’Antartide ha una nuova leggenda. Si chiama «Italica», la storica nave polare che rientrerà al porto di Ravenna il 3 aprile, concludendo la sua ultra-ventennale carriera e un capitolo importante della storia dell’esplorazione scientifica italiana nel continente ghiacciato.

Dal ’90, la nave oceanografica del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA) ha permesso agli scienziati tricolore di “pescare” i segreti del cambiamento climatico dai mari che circondano la terra emersa più meridionale del pianeta.

«L’Italica è una nave cargo “multi-uso”, impiegata per trasportare personale, materiali, viveri e combustibile necessari alla Base italiana Mario Zucchelli e alla Base italo-francese Concordia, nonché strumentazione utilizzata sulla stessa nave per le campagne oceanografiche e campioni prelevati in Antartide che vengono successivamente analizzati in Italia », spiega il capo spedizione di molte campagne Nicola La Notte, dell’Unità Tecnica Antartide dell’ENEA (l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che organizza la logistica del programma antartico italiano, gestito invece dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per quanto riguarda la ricerca scientifica.

Nel tempo la nave ha subito parecchie trasformazioni per essere adattata alle esigenze della logistica e dei ricercatori, così come negli anni si sono create forti relazioni tra i gruppi coinvolti (ricercatori, personale logistico ed equipaggio) che hanno consentito di operare con armonia e di raggiungere risultati eccezionali.
I rilevamenti effettuati dagli scienziati durante le diverse spedizioni dell’ITALICA hanno dimostrato che le acque del Mare Meridionale, o più comunemente Antartico, continuano ad alterarsi a causa del cambiamento climatico, minacciando non solo le specie marine ma anche la stessa specie umana a causa dell’effetto domino che potrebbe scatenarsi a livello planetario, moltiplicando gli effetti nefasti del riscaldamento globale.
Il tema è divenuto di forte attualità poiché l’area in cui si svolge la navigazione dell’ITALICA, il Mare di Ross, è stata recentemente trasformata nella riserva marina protetta più grande del pianeta, non solo per preservare gli ecosistemi, ma anche per offrire agli scienziati un prezioso laboratorio naturale, unico al mondo, dove studiare i segreti del clima nascosti nelle profonde e gelide acque del mare Antartico.
Nel gennaio-febbraio del 2017 si è svolta l’ultima missione dell’ITALICA che portava a bordo un team di scienziati che hanno sfidato condizioni ostili per decifrare il ruolo-chiave svolto dal Mar Antartico nel mutamento del clima su scala globale. « Sarebbe un vero peccato se questo insieme di competenze andasse disperso », conclude La Notte.

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